Lo stile minimalista sembra aver fatto un ritorno in grande stile nelle sfilate per l’autunno/inverno 2023-24. E la notte degli Oscar conferma.

Cosa si intende per “stile minimalista” nella moda

“Minimalismo” è un termine piuttosto generico, che abbraccia fenomeni del tutto diversi come decorazione d’interni, architettura, musica, critica al consumismo e abbigliamento. Ma cosa significa minimalismo nell’abbigliamento? In termini di moda, per minimalismo si intende un’estetica basata su design semplici, linee pulite, colori neutri e tessuti di alta qualità. Una preferenza per i pezzi “classici”, o “basici”, e la limitazione invece di capi di tendenza o stravaganti o ancora iper-decorati.

Possiamo dire che lo stile minimalista fa parte dei corsi e ricorsi della moda. Ad esempio, dopo le follie degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, ci fu un ritorno a una moda più sobria negli anni ’40, anche per via della Seconda Guerra Mondiale e dell’esigenza delle donne di vestire abiti più pratici, adatti al loro nuovo ruolo nel mondo del lavoro, mentre gli uomini erano in gran parte impegnati al fronte.

Il termine minimalismo si diffonde nella moda negli anni ’90, anche come reazione agli eccessi massimalisti degli anni ’80. Stilisti come Calvin Klein, Jil Sander e una giovane Miuccia Prada introducono un nuovo rigore, limitano la palette dei colori, usano linee pulite. La bella e sfortunata Carolyn Bessette è l’icona di questo periodo. Nei primi anni 2000 il pendolo si sposterà nuovamente verso una moda più colorata, frivola ed esagerata, perfettamente rappresentata dallo stile da party girl di Paris Hilton. Il pendolo dello stile tornerà sul versante minimal un decennio dopo… e nulla lascia credere che non continuerà ad oscillare con più o meno rapidità.

Carolyn Bessette Kennedy. Fonte.

Il ritorno dello stile minimalista nelle sfilate per l’autunno/inverno 2023-24

Ma veniamo all’oggi. Le fashion week di Milano e Parigi si sono concluse da poco. In passerella sfilavano le collezioni per l’autunno/inverno 2023-24. Donatella Versace ha portato la sua sfilata a Los Angeles, davanti a una platea fitta di personaggi dello spettacolo, e anche la notte degli Oscar è appena passata. Quali tendenze possiamo identificare per i prossimi mesi?

La moda negli ultimi anni ha accompagnato dei cambiamenti epocali che hanno riguardato tutto il mondo: il Covid, che ha costretto a dividere gli eventi in un “prima” e un “dopo”, la guerra in Ucraina, le incertezze delle previsioni economiche, i cambiamenti in atto nel mondo della tecnologia e dei social, con il declino della Silicon Valley e la fuga da Facebook delle giovani generazioni.

E ancora: è sempre più forte la sensibilità ecologica dei consumatori, che non si accontentano più di pratiche come il greenwashing e chiedono che la sostenibilità sia sostenuta da azioni concrete e misurabili.

Anche sul piano di marketing e comunicazione, i social media sono sempre più un’opportunità, ma anche un rischio. Alcuni brand che sembravano solidissimi sono invece scivolati in polemiche e danni comunicativi disastrosi. Primi fra tutti: Balenciaga, con lo scandalo scaturito da due campagne fotografiche. La prima, che metteva dei bambini in relazione a prodotti e pratiche sessuali per adulti, e la seconda, che conteneva documenti e materiale iconografico che richiamavano la pedofili. Altro esempio può essere Adidas, che nel tempestoso divorzio commerciale da Ye (Kanye West) si è ritrovata con i magazzini pieni di scarpe che non può commercializzare e con le vendite in discesa libera.

Dal revenge shopping a una nuova sobrietà

Nei primi mesi del 2022, alla riapertura dopo il Covid, abbiamo assistito a un fenomeno che è stato definito “revenge shopping”: stufi di abbigliamento da casa e videochiamate su Zoom, tutti volevamo uscire, tirarci a lucido, indossare i nostri abiti più scintillanti e prenderci una rivincita. Le vendite nel 2022 sono schizzate per molti brand a livelli maggiori di quelli precedenti al 2020: le paillettes, gli abiti da festa, i colori squillanti come il rosa Valentino o il verde Bottega Veneta, sono stati i tratti caratteristici dell’anno passato.

A guardare le ultime sfilate, relative alle collezioni per l’autunno-inverno 2023-24, sembra che ci sia un ritorno alla sobrietà, con stilisti come Miuccia Prada, Maria Grazia Chiuri per Dior, o ancora Anthony Vaccarello per Saint Laurent, intenti a rispolverare gli archivi dei rispettivi brand, con una palette più sobria e tanti capi “classici”, come le camicie bianche, le giacche strutturate, le gonne a tubino.

Dior, sfilata autunno-inverno 2023/24
Dior, sfilata autunno-inverno 2023-24. Fonte.

Persino un provocatore come Demna Gvasalia, lo stilista di Balenciaga, sembra tornato a riflettere sul mestiere di fare abiti e sulla sartorialità, con un ritorno alle origini della maison, senza provocazioni o messaggi da lanciare.

Gucci, dopo la separazione dal vulcanico Alessandro Michele e in attesa della prima collezione disegnata dal nuovo direttore creativo designato Sabato De Sarno, ha a sua volta fatto una sfilata rivolta al proprio passato.

Se anche Donatella Versace, la regina del “more is more”, nella sua ultima sfilata tenutasi a Los Angeles ha proposto tailleurs sartoriali in colori sobri, forse qualcosa è davvero nell’aria.

Gigi Hadid durante la sfilata Versace autunno inverno 2023 indossa un tailleur nero.
Fonte.

La notte degli Oscar

Cate Blanchett in Louis Vitton alla notte degli Oscar 2023.
Cate Blanchett in Louis Vuitton alla notte degli Oscar 2023. Fonte.

Una prima conferma del nuovo vento minimalista che spira nel mondo dello spettacolo si è avuta alla cerimonia della consegna degli Oscar 2023. Dopo anni di provocazioni e sperimentazioni sembra sia circolata la parola d’ordine “sobrietà”: in genere tutti gli outfit sono sembrati più conservatori (sebbene in senso stilistico e non politico), classici nei colori e nelle linee, il massimo del brio espresso da qualche trasparenza e molte paillettes. Per qualcuno un ritorno all’eleganza, per altri osservatori invece un inno alla noia. A volte il confine tra le due è molto labile.

Il ritorno di Phoebe Philo

Stile minimalista: l'icona Phoebe Philo ha annunciato su Twitter che la prima collezione che porterà il suo nome uscirà a settembre 2023.
Fonte.

Il 2023 sarà certamente ricordato come l’anno del quiet luxury nella moda. Una notizia, tra le altre, promette nuova linfa sul fronte dello stile minimalista: Phoebe Philo, l’iconica stilista che dal 2008 al 2017 fu la mente creativa dietro al clamoroso rilancio di Céline, il 9 febbraio 2023 ha annunciato tramite Instagram che a settembre di quest’anno uscirà la prima collezione del nuovo brand che porta il suo nome. La Philo è considerata una vera icona del minimalismo e conta nel mondo uno stuolo di cultori del suo stile personale e dei pezzi di archivio da lei disegnati per Céline, quando ancora aveva l’accento sulla “e”.

Si sono create communities di appassionati della Philo, noti come Philophiles, dediti alla ricerca di capi o accessori (le borse, prima di tutto!) disegnati dalla stilista inglese, la cui influenza è stata davvero vasta. Possiamo dire che nel suo decennio da Céline la Philo abbia anticipato molte delle tendenze degli anni successivi: sneakers bianche, maglie oversize, camicia bianca, cappotto sartoriale, pantaloni ampi, maxi borse, sandali chunky… Ora che molte di queste cose sono diventate di tendenza, cosa ci proporrà Phoebe?

Minimalismo o noia?

Le ragioni del ritorno dello stile minimalista possono essere varie e contingenti, alcune le abbiamo già dette: la guerra in Ucraina, le previsioni economiche incerte e molto altro, tuttavia ci sono altri fattore da considerare.

Nel gioco al massacro di trend e micro-trend i nomi del lusso non sempre vincono. Le contaminazioni di successo tra brand e subculture, come quella dello streetwear, talora sono state un successo, pensiamo a Luis Vuitton con il compianto Virgil Abloh, ad esempio, ma altre volte si è trattato di un terreno scivoloso, in cui i brand hanno dato l’impressione di voler cavalcare delle culture nate dal basso, ma senza capirle davvero e volendo rimanere la versione edulcorata e costosissima di qualcosa a cui sono radicalmente estranei. Inoltre non sempre è facile voler essere percepiti come esclusivi mentre ci si lancia all’inseguimento di tiktokers quindicenni. Le nuovissimi generazioni hanno antenne particolarmente sensibili in questo campo.

Ci sono poi i nuovi mercati, come quelli asiatici e mediorientali, in cui il complesso rapporto tra lusso/esclusività/creatività/provocazione è percepito in maniera molto differente rispetto ai mercati europei o nord-americani. Intelligente, in questo senso, il lavoro di valorizzazione delle artigianalità locali che sta facendo ad esempio Maria Grazia Chiuri in India.

Infine, va ricordato il costante e vertiginoso aumento dei prezzi di molti brand di lusso, molto superiore all’aumento dell’inflazione: se, da un lato, aumentano la percezione di esclusività e desiderabilità di una borsa Chanel, o Hermès, dall’altro tendono a scoraggiare il consumatore di fascia media, o lo riorientano su beni di lusso che siano anche buoni investimenti, meno legati all’hype passeggero e più destinati a mantenere la propria desiderabilità nel tempo.

Non pochi appassionati di moda hanno lamentato che le sfilate appena svoltesi sono sembrate un rifugiarsi in canoni ben conosciuti e in un passato glorioso piuttosto che guardare al futuro con creatività, accusandole di essere noiose. Tuttavia è nostra convinzione che la creatività prosperi proprio quando si dà delle regole molto rigorose, e siamo curiosi di vedere se il ritorno dello stile minimalista che le sfilate promettono saprà imprimere un carattere stilistico originale ai tempi che stiamo vivendo.