Come e perché creare il proprio stile personale? Una facile guida in 5 passi.

Prima o poi è capitato a tutti di conoscere qualcuno con uno stile davvero azzeccato. Persone che sembrano baciate da un talento innato nello scegliere i singoli capi da indossare, ma ancora di più capaci di creare degli outfit complessivi che sono assolutamente adatti a loro: nelle proporzioni, nei colori e, sopratutto, nel carattere.

Quando questo accade, rischiamo di credere che si tratti di una specie di dono naturale, come l’essere portati per la matematica o per il disegno, e sottovalutiamo invece il processo e la disciplina necessari ad arrivare a quel risultato. Sì, perché molto spesso si tratta di questo: impegnarsi in un percorso che richiede attenzione, un processo di prova ed errore, e una certa conoscenza di sé. Il premio non è solo un bell’aspetto, ma la capacità di comunicare i propri valori, di creare fiducia in sé stessi, di influenzare al meglio le relazioni con gli altri.

Certo, oltre all’immagine ci vuole della sostanza, ma quando ci sono entrambe abbiamo davvero una marcia in più. E spesso la nostra immagine funziona in due direzioni: comunica all’esterno in maniera quasi immediata una serie di caratteristiche che vogliamo esprimere di noi (eleganza, affidabilità, semplicità, creatività, ribellione, professionalità…) e comunica a noi stessi quel senso di sicurezza e fiducia in sé che spesso è la base su cui costruire dei buoni rapporti interpersonali, sia a livello lavorativo sia a livello affettivo.

Le guide e i manuali sullo stile personale che si trovano comunemente online suggeriscono una serie di passaggi che vanno dal decluttering, al conoscere la propria forma del corpo e la stagione armocromatica, fino ad arrivare alle essenze di stile. Tutte cose utilissime, ma credo che ci sia molto di più da tenere in considerazione.

Katharine Hepburn: uno stile personale unico, che l’ha accompagnata per tutta la vita. Fonte.

Creare il proprio stile personale, primo passaggio: conoscere il proprio corpo

I vestiti ovviamente interagiscono in modo diverso con i diversi corpi reali: possono dare struttura dove serve, creare morbidità, attirare o sviare l’attenzione da alcuni punti specifici, sottolineare o camuffare alcune caratteristiche personali. Negli ultimi anni sono diventati di dominio pubblico alcuni concetti e discipline che una volta erano di dominio esclusivo dei professionisti del settore. Ora in tanti abbiamo sentito parlare di body shape, armocromia, archetipi di stile, ecc… al punto che per alcuni tali discipline sono diventate delle enormi gabbie in cui richiudere ogni tipo umano.

Se riconoscere delle categorie comuni può essere utile per orientarsi, il rischio è di limitarsi all’automatismo, perdendo di vista il carattere e gli scopi personali di ciascuno di noi. Discipline come l’armocromia, per esempio, possono sollevarci dal caos di destreggiarci tra mille sfumature di colori, non tutte ugualmente donanti su di noi, né egualmente piacevoli in accostamento tra di loro.

Ma l’armonia è solo uno dei possibili effetti che si possono desiderare, a volte proprio una buona conoscenza di queste regole può essere la base per decidere di infrangerle, perché magari si vuole avere un effetto d’impatto, che evoca piuttosto concetti come trasgressione, forza, intraprendenza… Ma vediamo quali sono le principali caratteristiche fisiche da tenere in considerazione.

Creare il proprio stile personale: Lucinda Chambers
Lucinda Chambers: uno stile personale moderno a ogni età. Fonte.

Armocromia

Non è un segreto che ogni persona abbia una particolare combinazione di carnagione, colore dei capelli, colore degli occhi. Ci sono professionisti che hanno fatto una disciplina dello studio di quali colori si armonizzano meglio nell’insieme delle caratteristiche cromatiche di ogni persona: gli armocromisti. Come in tutti i settori, ci sono persone molto serie, che fanno il loro lavoro con scrupolo e passione, altri che invece si sono improvvisati sull’onda di un certo successo mediatico. Tuttavia, che si sia stati analizzati al meglio, o che si cerchi di orientarsi da sé, è importante capire almeno alcuni aspetti:

  1. Temperatura: abbiamo un sottotono caldo o freddo? Ci donano di più i colori freddi e i metalli come l’argento, o i colori caldi e i metalli come l’oro?
  2. Tono: i nostri colori naturali, specie di occhi e capelli naturali, sono prevalentemente chiari o scuri? O si trovano su una via di mezzo?
  3. Intensità: quanto contrasto c’è nelle nostre caratteristiche cromatiche? Ad esempio: abbiamo capelli scurissimi e pelle d’alabastro, o una pelle dorata con capelli di un castano medio?

Semplificando moltissimo, e rimandando ciascuno ad approfondire l’argomento se lo vuole, si può dire che tutto ciò che riproduce per analogia le nostre caratteristiche dà un effetto armonioso, ciò che le contraddice dà invece un effetto più stridente. Dico stridente, ma non necessariamente sbagliato, perché provate ad immaginare una rockstar dai capelli naturalmente di un castano chiaro, con colori generali poco intensi e contrastati: potrebbe ad esempio decidere consapevolmente di aumentare l’aggressività della sua immagine, tingendo i capelli scurissimi, oppure truccandosi e vestendosi con colori molto decisi, come il nero, che stridano con i propri colori naturali, ma si allineino con il messaggio che vuole veicolare.

Non esiste un “giusto” e uno “sbagliato” a priori, esiste solo quello che è coerente con un certo stile personale e quello che invece non lo è.

Body shape

Lo stesso si può dire della forma del corpo, che è fatta sia di linee orizzontali sia di linee verticali. Solitamente quando si parla di body shape tradizionali, si usano termini come “triangolo”, “clessidra”, “mela”…sono delle semplificazioni utili a capirsi, ovviamente, e neppure loro vanno fatte diventare gabbie soffocanti. Tuttavia, questo tipo di classificazione soffre anche di un altro limite: si basa esclusivamente sulle proporzioni tra le linee orizzontali del corpo, trascurando del tutto quelle verticali.

Anche qui, nulla ci obbliga a seguire necessariamente le indicazioni per la nostra forma del corpo, tuttavia meglio trasgredire consapevolmente che lasciare l’effetto al caso, cioè meglio avere il controllo di ciò che otticamente ha il potere di farci sembrare più o meno alti, più o meno robusti, più o meno proporzionati…

Possiamo poi essere un artista, che punta tutto sulla creatività, o un’attrice che vuole sottolineare il suo lato misterioso, o ancora una donna in carriera che vuole comunicare competenza e autorevolezza… sta a noi scegliere l’effetto finale che vogliamo ottenere, ma non potremo mai farlo senza sapere prima di tutto qual è il nostro punto di partenza e la “base” da cui partiamo.

Essenze di stile

Qui il discorso si fa più complesso, perché vari metodi di analisi hanno cercato di aggiungere alla semplice considerazione delle proporzioni orizzontali dei vari corpi anche degli elementi che ne esprimano una sorta di “carattere”, che tenga conto anche delle linee verticali e della forma del viso.

Nascono così i metodi che tengono conto dello yin e dello yang (nulla di spirituale o orientale, solo un modo di definire le caratteristiche prevalentemente maschili o femminili dei vari tipi fisici), come ad esempio il metodo Kibbe, che identifica alcuni “archetipi” di stile, qualcosa di più complesso di una semplice forma a triangolo o a clessidra, che tiene conto anche dei tratti del viso, dell’ossatura, e persino del modo di porsi e di muoversi delle diverse persone.

Questi tre punti (armocromia, body shape, essenza di stile), possono essere qualcosa su cui si lavora autonomamente oppure oggetto di specifiche consulenze, l’importante, nel quadro che stiamo facendo, è che vengano prese in considerazione prima di passare alla fase successiva della definizione del nostro stile personale.

Lee Radziwill
Lee Radziwill: conosciuta per lo stile personale impeccabile, quasi tanto nota quanto la sorella Jacqueline Kennedy Onassis, fu per anni ambasciatrice di Armani negli USA, contribuendo fortemente al successo del brand. Fonte.

Creare il proprio stile personale, secondo passaggio: conoscere il proprio guardaroba

Una volta raccolte le idee sui colori che ci donano maggiormente, le forme che ci valorizzano, i tessuti che cadono meglio su di noi, è il momento di trasporre tutti questi dati nel vaglio meticoloso del nostro guardaroba. L’ideale sarebbe procedere in un unico passaggio, come suggerisce anche Marie Kondo nel suo metodo, per avere una visione di insieme di tutto quello che possediamo.

Già solo nello svuotare tutti gli armadi, i cassetti, i ripostigli, gli scatoloni, nel riunire in un solo luogo ogni nostro abito e accessorio, si possono avere le prime sorprese: abbiamo 3 tute da sci e l’ultima volta che siamo stati in montagna in inverno è stato vent’anni fa? Abbiamo una dozzina di abiti indossati una sola volta ad altrettanti matrimoni e poi caduti in disuso? Siamo piene di gonne, ma usiamo solo pantaloni? Abbiamo una ventina di blazer e nessun pantalone con cui indossarli? Prendiamo nota mentalmente, arriveremo ad affrontare tutti questi problemi.

Decluttering

Che si sia deciso di affrontare tutto il guardaroba in una sola volta, oppure che si proceda per stagioni, o per categorie, viene il momento in cui dobbiamo vagliare uno per uno i singoli capi, avendo in mente alcuni criteri per decidere quali devono rimanere e quali no. La cosa più utile è creare tre gruppi: 1. senza dubbio da tenere; 2. senza dubbio da eliminare; 3. da rivalutare. Ecco alcune domande che possono aiutare a decidere:

  1. È della mia taglia? Se no: eliminare.
  2. È in buono stato? Se sì, vai alla domanda 4, se no, vai alla 3.
  3. Se non è in buono stato: si può riparare? Se no: eliminare.
  4. È un capo che amo, metto volentieri, in un colore che mi dona, non ha difetti? Rientra nel mio stile, mi fa sentire a mio agio? Se le risposte alle domande precedenti sono esclusivamente o prevalentemente dei sì: tenere.
  5. Anche se non è un capo che amo particolarmente, è utile per indossare un capo che amo (ad esempio: una semplice t-shirt che metto sempre sotto un particolare maglione)? Se sì, tenere.
  6. Tutti i capi che non sono chiaramente da tenere, ma che si fatica a buttare, o su cui si hanno delle indecisioni, andrebbero messi nella categoria “da rivalutare”.

Il processo di decluttering è un processo periodico, c’è chi lo fa ad ogni cambio di stagione, o una volta all’anno, o ogni due o tre anni, e c’è chi non l’ha mai fatto e tiene gli abiti di 30, 40, 50 anni di vita tutti insieme: la maglietta usata al liceo insieme ai vestiti che si usano quotidianamente per il lavoro, il top di strass usato un tempo per andare in discoteca insieme ai vestiti premaman e ai ricordi di qualche vacanza in paesi esotici.

Il mio consiglio è di fare decluttering ripetutamente, raffinando sempre più i propri criteri di scelta. Ogni accumulo non aiuta nella definizione di uno stile personale e sarebbe opportuno trovare un luogo a parte per i capi che non indossiamo ma non vogliamo eliminare.

E quello che va eliminato? Ognuno ovviamente è libero di scegliere: i capi più consumati e danneggiati possono essere smaltiti in discarica, o usati come strofinacci, o riusati in altri modi creativi: ma, per carità, toglieteli dall’armadio e dai luoghi in cui tenete gli abiti che indossate regolarmente.

Lo stesso vale per i ricordi, i capi con un valore affettivo, quelli che conservate per quando i vostri figli saranno più grandi… se non volete disfarvene, va benissimo, ma trovate un luogo a parte, delle scatole, una soffitta, un ripostiglio in cui riporli, ben distinti dal vostro guardaroba abituale.

I capi in buone condizioni possono ovviamente anche essere rivenduti, specie se di buona qualità, o donati a chi ne ha bisogno: in entrambi i casi potrebbero fare felice qualcuno, invece che prendere spazio in casa vostra.

Phoebe Philo
Phoebe Philo. Fonte.

Guardaroba capsula: un concetto allargato

Una volta fatto un decluttering approfondito, idealmente ci si trova nella situazione di avere identificato solo i capi che amiamo e indossiamo con piacere. Già questa selezione ci dà degli indicatori: tendiamo a comprare per eventuali “occasioni” e abbiamo pochissimo da mettere nella vita di tutti i giorni? Sappiamo che ci donano i colori delicati e ci troviamo per pigrizia con una sfilza di capi neri e blu? Siamo pieni di scarpe e abbiamo una sola borsa?

A questo punto dobbiamo capire anche un altro aspetto: come ottimizzare ogni singolo capo nel nostro guardaroba? Ci viene in aiuto il concetto di guardaroba capsula, che significa un guardaroba composto di un numero relativamente ristretto di capi, fortemente intercambiabili e che possono essere combinati tra di loro in molti modi diversi, con cui non solo ci sentiamo a nostro agio e rappresentati, ma con i quali possiamo fare fronte a tutte le esigenze della nostra vita quotidiana.

A volte per illustrare questo concetto si vedono immagini di guardaroba composti di pochissimi capi, tutti in colori neutri, fondamentalmente molto ripetitivi. Ma guardaroba capsula non significa necessariamente né un numero fissato di capi, né una palette fissata in partenza: una persona che ami le stampe e i colori potrà crearsi il suo guardaroba capsula, scegliendo con attenzioni i motivi e le fantasie che meglio possono accostarsi tra loro. Certo, è più difficile che giocare sulle sole sfumature del beige, ma non è affatto impossibile.

Ci sono persone che amano la varietà, che giocano e sperimentano all’infinito con abiti e accessori, che amano il pezzo unico speciale e d’effetto. Queste persone avranno probabilmente bisogno di qualche capo basico, che permetta di indossare i loro piccoli tesori fornendo loro uno sfondo neutro. L’occhio umano infatti ha bisogno di pieno e di vuoto, di avere uno o due punti focali, ma anche di uno sfondo che rilassi la visione e che faccia risaltare gli elementi di spicco.

Se il vostro stile non è proprio quello di una Iris Apfel (se lo è, via libera alle scelte più eccentriche e all’accumulo di pezzi unici), l’ideale sarebbe sapere quali sono i capi che fanno da superficie neutra, che permettono di “abbassare” il tono di outfit troppo esuberanti, di renderli adatti alla vita quotidiana e specificamente:

  1. Capi basici come la t-shirt bianca, grigia o nera
  2. Il denim (jeans, gonne, camicie)
  3. La camicia di taglio maschile (bianca o azzurra a righe)
  4. Le sneakers bianche
  5. Le scarpe “unisex”
  6. I pantaloni classici (a sigaretta, flare o palazzo, con o senza pence, ma semplici, lineari, in tinta unita, con una vestibilità perfetta)
  7. I capi spalla senza tempo (il trench, il cappotto classico, il giubbotto di pelle o in denim).
  8. Un paio di cinture lisce, senza loghi, di buona pelle.

Ovviamente, ogni capo basico esiste in mille varianti, ad esempio la t-shirt bianca può avere un taglio più aderente o oversize, essere di tessuto più morbido o strutturato, avere lo scollo rotondo, a V o a barca, le maniche possono essere più o meno ampie, con la cucitura in corrispondenza della spalla o più calata, con una forma a palloncino o a kimono, il bianco può essere ottico, o panna… solo per parlare del più basico dei capi basici.

Al contrario, se siete amanti di uno stile più sobrio, pieno di senso pratico o di minimalismo visivo, sarebbe utile sapere quali sono i capi che permettono di trasformare il più basico degli accostamenti, come un jeans e una t-shirt, oppure una gonna a tubino e una camicetta, e renderlo più raffinato e adatto ad occasioni speciali:

  1. Una borsa strutturata, non necessariamente di marca, ma di vera pelle, non floscia e con dettagli (cuciture, metalleria…) di qualità
  2. Delle scarpe più femminili: ad esempio ballerine o stivali a punta, scarpe modello Mary Jane, sandali con lacci sottili, scarpe con il tacco sottile …
  3. Qualche elemento con tessuti luminosi, quali la seta lucida, il velluto liscio, le paillettes, il finish metallizzato…
  4. Gioielli di proporzioni, colore o disegno particolare, un pezzo solo alla volta, ma che attiri l’attenzione
  5. Capi semplici, ma in colori vivaci: una borsa rossa, delle scarpe gialle, una camicia color magenta…
  6. Altri accessori quali foulard, occhiali da vista o da sole, cappelli, cinture particolari… meglio uno o due dettagli alla volta, non tutti insieme

Credo che il concetto di guardaroba capsula e quello di stile personale, sebbene non sinonimi, siano profondamente intrecciati, dunque è uno dei punti su cui vale maggiormente la pena di insistere.

Creare il proprio stile personale, terzo passaggio: conoscere il proprio stile di vita

Uno dei principali ostacoli nella costruzione di uno stile personale funzionante, è la relazione che abbiamo con le nostre vite immaginarie, quelle specie di immagini ispirazionali che ci fanno credere che per essere eleganti avremmo bisogno di un abito da sera, che non abbiamo mai occasione di indossare, invece che di un bel paio di pantaloni classici, che potremmo accostare ad almeno 20 camicette che già abbiamo.

Le immagini ispirazionali che abbiamo di noi stessi ci dicono qualcosa di importante: ad esempio, vorrei essere più elegante, oppure vorrei viaggiare di più, o ancora vorrei avere più occasioni sociali… ma devono essere incrociate con le vite reali.

Jenny Walton
Jenny Walton. Fonte.

Vita famigliare

Nella realtà come passo il mio tempo, quanto ne passo in famiglia, portando i bambini al parco, facendo passeggiate in montagna, o uno sport particolare, quante volte al mese esco a cena al ristorante (e solitamente è un ristorante stellato, o la birreria di quartiere?), vado al cinema, frequento riunioni in parrocchia, o al circolo del bridge, ecc?

Tutti i dettagli di ciò che effettivamente facciamo sono il punto di partenza per capire cosa davvero ci serve e magari anche cosa dobbiamo aggiungere al nostro guardaroba per dargli quella svolta (più pratica, elegante, professionale, divertente, festaiola, artistica…) che gli manca.

Persino la frequenza con cui facciamo il bucato influenza quel che ci serve nel nostro guardaroba: facciamo il bucato una volta alla settimana, di più o di meno? Se abbiamo solo solo due t-shirt e una camicia, chiaramente il bucato dovrà essere quasi quotidiano, se invece sappiamo che lo faremo una volta ogni settimana, meglio avere qualche capo in più.

Lavoro

Una delle attività che occupa la gran parte della nostra vita da svegli solitamente è il lavoro (o lo studio): quanto tempo dedico al lavoro, ho un dress code professionale rigido da seguire, o delle linee guida più flessibili? Può capitare che lo stile richiesto dalle convenzioni professionali sia molto diverso da quello che sceglieremmo spontaneamente, ad esempio nel tempo libero amiamo fare lunghi giri in moto e indossare giacche di pelle e magliette di gruppi rock, ma sul lavoro facciamo i consulenti finanziari e siamo costretti a giacca e cravatta.

Meglio dividere completamente i due guardaroba, o meglio qualche contaminazione? E fino a che punto vogliamo o possiamo esprimere noi stessi all’interno di un codice prestabilito?

Non ci sono regole assolute e certamente la nostra società sta andando verso una diffusione del casual anche in ambienti più tradizionalmente formali. Ognuno è chiamato a trovare il proprio equilibrio, ben sapendo però che gli abiti non servono solo al comfort personale, ma sono anche potenti narrazioni, capaci di far leva sull’immaginario e modificare la percezione che gli altri hanno di noi: possiamo usare questo aspetto a nostro vantaggio sul lavoro?

Tempo libero

Il tempo libero è ovviamente diverso per ciascuno, a seconda di possibilità, interessi, passioni, condizione famigliare.

Molte attività che si svolgono nel tempo libero richiedono semplicemente che si sia comodi e a proprio agio, mentre altre hanno bisogno di un vero e proprio equipaggiamento tecnico, è il caso di alcuni sport, pensate ad esempio alle immersioni subacquee o all’alpinismo, oppure di certe forme di bricolage, come la falegnameria o il trafficare con i motori… anche in questa versione più rilassata della nostra vita, però, credo sia giusto portare il nostro tocco personale, il filo conduttore del nostro stile.

Creare il proprio stile personale, quarto passaggio: conoscere sé stessi

Ma cos’è alla fine, questo stile personale? Come definirlo e crearlo? Si tratta di mettere insieme tutti i tasselli visti finora. Capito cosa ci dona, cosa abbiamo effettivamente nell’armadio, come viviamo, non rimane che comporre il quadro in una versione di insieme che ci rappresenti fino in fondo.

Georgia O'Keeffe
Georgia O’Keeffe. Fonte.

Fotografate i vostri outfit

Il punto di partenza è, come sempre, la realtà, dunque il mio suggerimento è di partire fotografandoci ogni mattina quando stiamo per uscire di casa. Un semplice selfie allo specchio, possibilmente a figura intera e con una buona illuminazione. Giorno dopo giorno. Potrebbe essere utile creare un album dedicato sul telefono o sul nostro computer e salvare lì tutte queste immagini.

Nell’arco di qualche settimana avremo già un buon punto di riferimento, e rivedendo le varie foto potremo a colpo d’occhio capire cosa funzionava, cosa stonava, dove c’erano confusione e dettagli discordanti, dove un paio di scarpe non si sposava al meglio a una certa lunghezza di pantaloni, dove invece era tutto un po’ piatto e noioso…

Potremo dunque ripetere gli outfit riusciti e magari provare a tornare su quelli problematici, aggiustando qualche dettaglio: aggiungere una cintura, togliere un colore troppo squillante, cambiare un capo spalla. In corso d’opera ovviamente potremmo scoprire che qualche pezzo è mancante, una tipologia di scarpe, una sciarpa di un altro colore, ecc…

Trovate le vostre formule di outfit

Quello che emergerà nel tempo, osservando le vostre foto, ma anche sentendo le vostre sensazioni di benessere con certe combinazioni al posto di altre, sarà l’identificazione di alcune formule che funzionano su di voi. Ci sono molti personaggi noti che hanno fatto della formula fissa una loro caratteristica distintiva: pensiamo ai jeans con dolcevita di Steve Jobs, ma anche agli abiti colorati, aderenti nella parte superiore che vanno ad aprirsi dalla vita in giù, che distinguono lo stile di Anna Wintour, o il tailleur con i pantaloni ampi di Catherine Hepburn… e potremmo trovarne tantissimi.

Steve Jobs
Steve Jobs: uno stile personale tanto semplice quanto riconoscibilissimo. Fonte.
Anna Wintour
Anna Wintour: occhiali scuri, capelli a caschetto, abito a fantasia, aderente in alto e più ampio dalla vita in giù, scarpe neutre. Uno stile personale sempre diverso e sempre uguale a sé stesso. Fonte.

Ognuno di noi ha delle formule più riuscite, e replicarle non è un segno di mancanza di fantasia, ma il modo di rafforzare i nostri tratti distintivi e i punti di forza.

La formula di outfit sarà ovviamente diversa per ciascuno e se ne possono avere anche più di una in rotazione, ad esempio la mia formula estiva è senz’altro maxi-dress, con cintura in vita, sandalo piatto e borsa di paglia. Ma d’inverno preferisco pantaloni a palazzo, camicia morbida e cardigan, oppure pantaloni più aderenti, con t-shirt e blazer comodo… possono variare i colori, le fantasie, le combinazioni, ma la struttura rimane quella.

Ed è un bene, perché la formula ci permette di variare i dettagli, quali colore, fantasie, accessori, tessuto, finiture, mantenendo fermi gli elementi che funzionano (proporzioni e struttura). Questo ci permette di possedere solo alcuni tipi di pantaloni, alcuni tipi di scarpe, alcuni tipi di capi-spalla, e tuttavia essere sempre al nostro meglio.

Creare una moodboard

Visto che creare il proprio stile personale è un lavoro dinamico e difficilmente potremo dire di aver finito una volta per tutte (la vita cambia, i figli crescono, i lavori si succedono, i passatempi si alternano, ma anche le mode cambiano…), è estremamente utile raffinare sempre più non solo l’arte di ricavare il meglio da quello che abbiamo, ma anche di visualizzare in che direzione vogliamo evolverci, cosa vogliamo comunicare in una data stagione della nostra vita, quali tratti del nostro carattere vogliamo mettere in evidenza. Per questo può essere molto utile creare delle moodboard visive.

Per iniziare non è necessario pensare ai singoli capi, meglio mettere insieme delle immagini che troviamo evocative, magari per un colore, per un luogo rappresentato, perché tratte da un film che abbiamo amato, oppure di un’artista che ammiriamo… davvero non ci sono limiti. Possiamo usare dei ritagli e creare una specie di lavagna visiva, oppure usare una cartella sul nostro computer, o ancora usare uno strumento come Pinterest. L’importante è che mettiamo insieme una serie di stimoli evocativi e poco alla volta cerchiamo di coglierne i tratti comuni, le linee di collegamento, lo spirito di fondo.

Solo a questo punto potremo passare a declinare gli elementi che abbiamo trovato nel contesto del nostro guardaroba: sentiamo il bisogno di aggiungere una nota di colore, oppure dei materiali più morbidi, o delle linee più di avanguardia? Possiamo allora passare a cercare un maglione verde, o una camicetta di seta, o un blazer dal taglio asimmetrico.

Creare il proprio stile personale, quinto passaggio: conoscere i giusti strumenti per raggiungere i risultati desiderati

Arrivati all’ultimo passaggio, possiamo supporre di aver sviluppato una certa consapevolezza su come creare il proprio stile personale, ma rimangono alcuni passaggi pratici e alcuni strumenti che sarebbe bene conoscere.

Lara Bingle
Lara Bingle. Fonte.

Il potere dei capi basici

Come abbiamo già visto parlando di guardaroba capsula, i capi basici sono gli strumenti che ci permettono di indossare anche il capo più audace e particolare: abbassano il tono generale, creano uno sfondo su cui far risaltare solo alcuni dettagli, fanno da collante per gli elementi di risalto di un outfit. Non solo ogni capo basic esiste in molte varianti tra cui scegliere quella che fa per noi, ma non è affatto necessario avere TUTTI i capi che secondo le varie liste online e gli articoli dei giornali di moda vengono definiti basici. Se i jeans proprio non li volete mettere, ad esempio, passate oltre.

Tuttavia un buon equilibrio di capi basici e pezzi particolari è spesso il segreto della riuscita di molte mises. Di più: una t-shirt bianca di qualità rende adatta al giorno anche una gonna di paillettes non proprio di grande qualità, ma non vale il contrario. Dei pezzi unici anche favolosi vengono molto sviliti da un mocassino bruttarello, o da una t-shirt un po’ rovinata. Questo è il motivo per cui spesso si dice che è necessario investire sui capi basici. Non significa cercare dei jeans che costino molte centinaia di euro, ma stare attenti ai particolari e pretendere un buon taglio e un buon tessuto: miglioreranno ogni capo con cui verranno indossati.

Gli accessori

Gli accessori sono la passione di alcune donne, mentre altre li trascurano del tutto. Scarpe, borse, gioielli (e bigiotteria), cinture, occhiali, sciarpe, foulard e cappelli possono cambiare totalmente il tono del nostro abbigliamento. Cose c’è di più semplice di una maglietta bianca con un paio di jeans?

Eppure se guardate le immagini qui di seguito, gli accessori possono dare infiniti accenti a un accostamento quasi banale. Cambiano i tagli e i modelli dei vari capi, ma soprattutto cambia il contesto raccontato degli accessori.

Tra i vantaggi degli accessori, c’è che praticamente tutti non risentono dei vari cambiamenti del nostro corpo: possiamo ingrassare o dimagrire, i vecchi abiti andranno stretti o troppo larghi, ma una bella borsa o un bel paio di occhiali li potremo sempre indossare. Via libera dunque a usare questi alleati come accenti di colore, come alleati strategici per modificare la vestibilità dei capi (le cinture!), come facili modi per passare da un look da giorno a uno da sera.

Prendiamo la foto della ragazza con il blazer nero qui sotto. Immaginate di sostituire gli stivali con un sandalo gioiello, aggiungere una piccola pochette colorata e una collana un po’ luccicante. Siamo passati dal giorno alla sera senza troppo sforzo, e senza raddoppiare i capi nel guardaroba.

I tessuti

Anche i tessuti fanno parte del processo di creazione di uno stile personale: insieme al colore, sono la caratteristica che più si nota di ogni capo di abbigliamento. Lo stesso capo, nello stesso colore, ma in tessuti diversi, darà risultati del tutto diversi: pensate a una semplice camicia bianca. Bianca, ok, ma di che tessuto? In denim sarà molto sportiva, in flanella forse ancora più casual, in lino prende un carattere ancora diverso, per non parlare del cotone leggero, di quello più strutturato, del velluto liscio, a coste, della seta opaca, di quella lucida, ma scivolata, oppure di quella lucida e rigida…

Anche i colori che sembrano più noiosi, e un po’ datati, come il blu, che spesso dà ai capi una connotazione aziendale, se declinati in tessuti particolari, magari luminosi, oppure con una texture interessante, diventano tutt’altra cosa.

Le risorse economiche

Certamente le risorse economiche di ciascuno costituiscono un limite alla sua possibilità di scelta, ma in un certo senso sono anche una risorsa. Trovare il proprio stile personale non vuol dire infatti avere tanto di tutto, ma avere quel numero giusto di capi che sono perfetti per noi. Si tratta dunque di capire come investire le proprie risorse e soprattutto di capire bene cosa NON ci serve, non fa assolutamente per noi, ed è quindi inutile acquistare.

Inoltre le risorse limitate dovrebbero suggerire di puntare su capi di qualità che durino a lungo, che potremo indossare molto spesso e con i quali ci sentiremo sempre a nostro agio. In un certo senso, paradossalmente, più limitate sono le risorse, più diventa importante scegliere capi di ottima qualità. Perché non potremo sostituirli di frequente, dunque meglio spendere qualcosa in più per avere il meglio che ci si può permettere. Il fast-fashion e l’ultra fast-fashion, che spesso si basano sull’idea di potersi permettere dei capi che altrimenti non avremmo potuto concederci, inducono purtroppo anche a pensare agli acquisti con leggerezza, mettendo in conto l’idea di poterli indossare poche volte prima che siano rovinati, sorpassati o venuti a noia.

Come fare shopping

Ma come fare uno shopping ragionato, che ci permetta davvero di creare il nostro stile personale?

Intanto è importante non farsi prendere dagli impulsi: il più delle volte, non giocano a nostro favore. Molto meglio avere un elenco dettagliato dei capi che ci servono o che vogliamo integrare nel nostro guardaroba. Più saremo dettagliati in partenza, più ci metteremo a riparo da acquisti di impulso, che non soddisfano la necessità iniziale e che a volte portano a ulteriori acquisti per poter essere indossati. Facciamo un esempio.

Questo inverno sto cercando un paio di pantaloni neri, perché quelli che ho usato più spesso l’inverno scorso iniziano ad essere molto consumati. Il colore dunque è il primo tassello: nero. Poi vorrei che fossero a vita alta, o almeno medio-alta. Importante per me che amo indossarli con la cintura: che abbiano i passanti. Li vorrei poi a piena lunghezza: non alla caviglia, non cropped, voglio che coprano bene il piede, anche con gli stivaletti con qualche centimetro di tacco. Li voglio a gamba ampia, ma non esagerata, e piuttosto giusti in vita, di un tessuto fluido, assolutamente non rigido, che cadano molto morbidi seguendo le linee del corpo senza fasciare.

Di solito non amo il poliestere, dunque vorrei che avessero un’alta percentuale di lana, magari in combinazione con qualche tessuto più fluido, come la viscosa. Sono però disposta ad accettare una percentuale di poliestere, purché non sia la fibra prevalente. Infine, ho un tetto massimo di spesa. Poniamo che io trovi i pantaloni appena descritti a 1000 euro, dovrei purtroppo lasciarli dove sono e continuare la ricerca.

Un elenco di dettagli così precisi porta a restringere fortemente la scelta, rende praticamente impossibili gli acquisti di impulso, perché difficilmente avrebbero tutti i requisiti cercati. Ovviamente, si possono fare dei piccoli compromessi: magari per stare nel budget dovrò rinunciare a qualche dettaglio, ma certamente non sarò disposta a comprare un pantalone cropped senza passanti in tessuto rigido…

Anche perché, se lo facessi, potrei magari scoprire che non ho le scarpe giuste per indossarlo e magari neppure il giusto capo-spalla… innescando una spirale di acquisti “sbagliati” per me, per andare a riparare l’errore fatto con il primo acquisto.

Dunque: lista precisa e attenzione ai dettagli.

Vintage e sostenibilità

Una parola infine sul concetto di sostenibilità e sul suo legame con lo stile personale. La prima sostenibilità è indossare un capo molte volte. Che si tratti di un prodotto del mercato di massa, o di un piccolo laboratorio con produzione super-etica, ogni capo di abbigliamento richiede delle risorse per essere prodotto e solo un suo uso intensivo fa sì che tali risorse non siano andate sprecate. Trovare il proprio stile personale va esattamente in questa direzione: si diventa dei curatori di una piccola collezione di pezzi perfetti per noi, non dei crocevia da cui passano velocemente tonnellate di merci dirette in discarica.

Ci sono poi altre forme di sostenibilità, tipo leggere bene le etichette, cercando di favorire i materiali naturali, le produzioni in paesi che abbiano leggi a tutela dei lavoratori e dell’ambiente e le certificazioni di organismi indipendenti (tipo la certificazione B corp).

Un’altra forma di sostenibilità che ha preso moltissimo piede, specie tra le giovani generazioni, è il mercato del second-hand o del vintage vero e proprio. Si tratta di un settore complesso, che richiederebbe un approfondimento a sé, tuttavia mi sento di ribadire un concetto: anche in questo caso, l’acquisto di seconda mano e magari a prezzo molto scontato non deve diventare un pretesto per assecondare una certa tendenza allo shopping compulsivo e all’acquisto di capi di abbigliamento che vengono usati pochissime volte (o addirittura mai), prima di finire comunque in discarica.

App di facile utilizzo come Vinted, Vestiaire Collective o DePop rischiano di mettere a tacere la nostra cattiva coscienza di consumatori seriali, con l’aggravante che le merci a volte fanno anche lunghi viaggi prima di arrivare a destinazione. Indossare molte volte ogni capo che possediamo deve essere comunque il nostro primo obiettivo, perché se un qualunque capo non è così perfetto per noi da fare a lungo parte integrante del nostro guardaroba e da costituire un contributo di valore al nostro stile personale, perché dovremmo volerlo acquistare?

Per chiudere, in materia di stile personale, mi permetto di citare un brano della newsletter di Ryan Yip intitolata “The toxic relationship between ‘personal style’ and ‘style inspos’:

Qual è la differenza tra vestirsi bene e avere uno stile personale? L’emozione.

L’emozione legata a ciascun capo. A differenza del “trovare un buon vestito”, lo stile personale evoca emozioni che sono unicamente vostre. Cosa ne pensate delle polo? Cosa ne pensate di una felpa con cappuccio oversize? Cosa pensate dell’indossare colori vivaci? Non pensateci troppo, basta che sia quello che vi dice al primo impatto. Può essere un semplice sì, un no o una sensazione più definita. Se non è qualcosa che avete già indossato, siete disposti a provarlo? Esaminando lentamente il vostro guardaroba con queste domande, che sondano il vostro rapporto emotivo con i diversi capi, ogni risposta entra a far parte della formula del vostro stile personale.

Inoltre, una volta individuato il valore sentimentale, i capi che vi fanno sentire sicuri di voi stessi possono essere mescolati e abbinati, così come quelli che vi fanno sentire caldi, comodi, arrabbiati, lunatici, ecc.

Una migliore comprensione del modo in cui i vestiti vi fanno sentire aumenterà esponenzialmente il valore dei video di ispirazione stilistica.

Copertina giornale di moda
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