Gli accessori sono uno degli elementi più potenti e versatili quando si vuole definire e caratterizzare il proprio stile.

Gli accessori possono davvero fare o rovinare un outfit?

Devo ammettere che pur avendo spesso sentito ripetere l’affermazione che gli accessori possono fare o rovinare un outfit, solo in età piuttosto recente ho finalmente iniziato a capirla fino in fondo.

A parte una particolare propensione per le borse di qualità, infatti, in passato ho spesso sottovalutato il ruolo di scarpe, cappelli, cinture, foulard e sciarpe, gioielli e bigiotteria… tutto ciò che insomma costituisce il variegato universo degli accessori.

Ho iniziato a ricredermi dal momento in cui ho preso una semplice abitudine: fotografarmi nel momento in cui esco di casa. Non lo faccio proprio sempre, ma molto spesso. L’intenzione non è di precipitarmi a postare su qualche social, ma di creare un album fotografico sul mio telefono, dove sia possibile passare in rassegna l’abbigliamento dei giorni precedenti e capire cosa ha funzionato e cosa invece va rivisto.

Facendolo, mi sono resa conto che davvero riuscita o fallimento dell’insieme dipendono in prevalenza dagli accessori. A volte sono troppi e si contendono il palcoscenico, altre volte fanno a pugni con la lunghezza del pantalone, il tipo di scollo, il tessuto dell’abito o semplicemente tra di loro.

Ci sono anche occasioni in cui anche il più banale degli accostamenti, jeans e t-shirt o pantalone e camicia ad esempio, vengono elevati, o assumono una particolare declinazione, un carattere specifico, proprio grazie agli accessori. Guardate la galleria di foto qui di seguito, e sarà subito chiaro quel che cerco di dire. Sono tutti outfit che possiamo definire “jeans + t-shirt”, ma gli effetti finali sono diversissimi tra loro.

Oltretutto, gli accessori sono meno influenzati dai cambi di peso o di forma fisica rispetto agli abiti veri e propri, dunque possono attraversare più stagioni, e proprio per questo motivo possono essere considerati uno degli elementi su cui vale la pena investire. Una bella borsa durerà per anni, ammortizzando con i molti utilizzi il costo iniziale. Le scarpe sono parzialmente più soggette ad usura e a mode che cambiano più rapidamente, ma se acquistate di buona qualità, tenute con cura e riparate da un buon artigiano ogni volta che lo richiedono, anche loro possono certamente durare varie stagioni.

Ma quali sono gli accessori indispensabili, i “must have” che non possono mancare in ogni guardaroba? La verità è che non ci sono elenchi di regole assolute, e chi li stila rischia di imporre il proprio stile personale come se fosse invece universale.

A titolo di suggestione, possiamo provare a fare un piccolo elenco, che ciascuno dovrebbe poi personalizzare a seconda del proprio modo di vestire, prendendo, lasciando e declinando secondo il proprio gusto ogni singolo elemento.

Borse

Una borsa di qualità da giorno, di dimensioni medie, preferibilmente in pelle, preferibilmente rigida o semi-rigida. I colori da cui partire possono essere il nero o il cuoio, ma tutto dipende dall’insieme. Se ci vestiamo con colori molto neutrali e minimal, una borsa di un colore deciso, quale il verde brillante, o il rosso, il giallo, il blu elettrico, può essere un’opzione che rende particolari anche gli outfit più basici. Se invece solitamente indossiamo molti colori, forse meglio una borsa che faccia da elemento “neutrale” e non faccia a pugni con il resto.

Una borsa di qualità da sera/cerimonia. Una pochette, una tracollina, o comunque un borsa piccola, con elementi “sparkling”, paillettes, cristalli, ecc… Una soluzione geniale sono le borse color oro o argento (scegliere l’uno o l’altro a seconda delle proprie preferenze in fatto di gioielli): vanno con qualunque colore e non richiedono snervanti ricerche per la giusta sfumatura.

Una borsa di qualità da lavoro/viaggio: una tote capiente, resistente, bella e possibilmente non troppo “floscia”. Se ce ne possiamo permettere solo una, dobbiamo cercare di immaginare un modello che possa affrontare tutte le occasioni d’uso, dal bagaglio a mano in aereo all’appuntamento professionale.

Scarpe

Passione neppure tanto segreta di molte donne, le scarpe sono forse l’accessorio più cruciale. Se belle, possono elevare anche un pantalone nero e una canotta, se brutte, non c’è abito che non venga compromesso. Non sempre facili da scegliere: troppo tradizionali, e si rischia di datare eccessivamente l’outfit, troppo massicce, delicate, aggressive, noiose e risulta tutto sbilanciato.

In linea di massima, direi che sono fondamentali delle belle sneakers, almeno un paio bianche immacolate (immacolate davvero: se non si hanno 16 anni, meglio evitare le scarpe ad effetto “vissuto”) e un paio più colorate. Poi essenziali delle scarpe “maschili” o genderless, tipo mocassini o stringate. Un bel paio di stivali al ginocchio, un sandalo estivo comodo, una scarpa “da festa”, colorata, o con qualche dettaglio brillante, o argentata. Uno stivaletto, da usare con i pantaloni o le gonne lunghe, e una décolleté non necessariamente con un tacco altissimo, ma con carattere (un bel tacco scultoreo, un dettaglio particolare, un colore insolito…). Una volta coperti questi tasselli, via libera alla fantasia e alla declinazione del proprio modo di essere: anfibi, sandali “barely there”, cioè quelli con un paio di laccetti e basta, oppure ballerine, e ancora a punta sottile, o tonda o quadrata…

In generale, mi trovo piuttosto d’accordo con quella che su Tik Tok viene chiamata la “wrong shoe theory”. Lanciata da Allison Bornstein, si tratta di una specie di “legge” che dice che la scarpa giusta per un outfit non è quella che sembra perfettamente in linea con lo stile adottato, ma quella che risulta inaspettata e quasi a contrasto. Ad esempio, con un vestito lungo e femminile indossare delle sneaker massicce o un anfibio, al pantalone maschile accostare una décolleté femminile, a un tessuto grezzo una ballerina delicata, a una gonna eterea un mocassino rigorosissimo. In effetti questo è un metodo quasi infallibile per rendere più attuali anche i più classici degli outfit.

Sciarpe e foulard

Una sciarpa calda a volte è necessaria. Per me il must have è una sciarpa grande di cashmere, preferibilmente grigia. Va bene con tutti i miei capi spalla invernali, è calda, può servire anche da “scialle” improvvisato nelle stagioni più miti. Potrà essere scelta in toni neutri o brillanti, a tinta unita, o a righe, quadretti o con altre fantasie. A ciascuno la scelta se indossarla tono su tono o a contrasto, grande o piccola, in tessuto o a maglia. L’importante è che sia calda, che non abbia “pallini”, scuciture, buchi e, possibilmente, nessuna etichetta in vista.

I foulard tendono invece ad essere un capo più “difficile”, perché facilmente possono dare un tono fuori moda e superato, specie se si indossano in maniera “tradizionale”, annodati al collo come avrebbe fatto la Grace Kelly dei tempi d’oro. Indossati così, se si è giovanissime donano carattere, passata da 5 minuti la fase “giovanissime”, si sembra delle nonnette. Meglio allora giocare su modi creativi di legarli, su colori non convenzionali e – soprattutto – evitare il mix da “sciura” del secolo scorso: foulard+un filo di perle+tacco medio. Ok al foulard con la tuta e la felpa con il cappuccio, o con il tailleur maschile, non con il tailleur al ginocchio “modello Chanel”. Almeno, non dopo i 20 anni.

Gioielli e bigiotteria

Inutile dire che questa è una voce per cui si possono potenzialmente spendere cifre da capogiro. Ma non è affatto necessario. Quello che conta è che la qualità sia buona: che il metallo non si scrosti, i dettagli siano rifiniti bene, le pietre siano pietre, magari non preziose ma non pezzi di plastica, mentre vanno benissimo cristalli e resine. C’è chi sta benissimo con anellini sottili, orecchini minuscoli e collane delicate. Io preferisco una o due cose alla volta, ma con un po’ più di carattere, come un braccialetto scultoreo, o degli orecchini piuttosto grandi, o una collana che si fa notare. Ovviamente questo dipende anche dalla fisicità di ognuno, oltre che da mode e gusti personali.

Occhiali da sole e da vista

Occhiali da sole e da vista: se si usano, vanno scelti con cura. Più che il brand, è importante che stiano perfettamente sul volto, e che le lenti siano di qualità. Possono costituire un elemento che dà carattere, se scelti in colori decisi e con montature molto scultoree, oppure essere più discreti. Personalmente, se ci sono preferisco che si facciano notare, che non siano troppo “timidi”. Attenzione però al trucco: chi indossa gli occhiali dovrebbe adottare un trucco che si armonizzi con la loro presenza.

Cappelli

Cappelli: c’è chi li ama e chi li odia. Certamente richiedono uno studio particolare, perché non tutti i modelli stanno bene su tutti i volti. Le possibilità sono praticamente infinite, dal cappellino da baseball al cappello di paglia a tesa larga… Poi ci sono i beanie, le cloche, i colbacchi, quelli impermeabili da pioggia, quelli maschili tipo Borsalino o coppola… da qualche parte c’è sicuramente un cappello per ogni volto, va solo cercato con cura…

Cinture

Le amo, perché sono capaci di cambiare le proporzioni di quasi ogni capo di abbigliamento. Permettono di posizionare il punto vita più in alto o più in basso, danno definizione a capi troppo informi, creano un effetto sorpresa se usate con capi che solitamente non le prevedono (come cappotti o blazer). L’ideale è averne alcune di un buon pellame, possibilmente senza loghi, con una fibbia molto bella o al contrario quasi invisibile: un paio sottili, un paio medie, una alta. Per i colori, scegliete quelli che meglio si adattano al vostro guardaroba, giocate di analogia (nero con nero, bianco con bianco), o a contrasto: colorate, metallizzate, animalier…

Se dovessi iniziare oggi da zero a creare un piccola collezione di cinture: direi che il nero e l’argento sarebbero i colori su cui punterei.

Per concludere

Spero di aver illustrato il mio punto di vista, è cioè che gli accessori possono davvero fare o disfare un outfit, che è bello usarli per sperimentare e per dare carattere al nostro modo di vestire. Provare, e fatemi sapere com’è andata, oppure raccontatemi come li usate voi.